Nell’ultimo decennio l’attenzione scientifica si è rivolta allo studio degli effetti benefici della compassione. La vergogna e l’autocritica sono problemi transdiagnostici, ovvero sintomi trasversali di molti disturbi. Le persone che li sperimentano troppo frequentemente, spesso, non sono poi in grado sentirsi sollevati, rassicurati o al sicuro.
La ricerca suggerisce che ci sia un sistema specializzato di regolazione affettiva (soothimg system) alla base dei sentimenti di rassicurazione, sicurezza e benessere. Nella Terapia Focalizzata sulla Compassione (Gilbert 2010), si ipotizza che questo sistema di regolazione affettiva sia scarsamente accessibile nelle persone con una vergogna e un’autocritica ipertrofica, poiché è il costante stato di ‘minaccia’ a dominare tali sistemi di regolazioneemotiva e a sovrastare qualsiasi sentimento di affiliazione, calore e affetto.
I percorsi focalizzati allo sviluppo di una maggiore selfcompassion sono approccio integrati e multimodali che attingono dalle teorie dell’evoluzionismo, dalle neuroscienze, dalla psicologia sociale, psicologia dello sviluppo e psicologia buddhista.
Queste terapie innovative hanno come obiettivo la formazione e l’utilizzo di una mente “compassionevole” e, quindi, l’ attivazione e lo sviluppo del “soothing system” (sistema calmante), per aiutare le persone a sviluppare e lavorare con esperienze di calore interno, sicurezza e conforto, attraverso la compassione e l’auto-compassione (P. Gilbert 2005; 2009).
“Ho solo tre cose da insegnare: semplicità, pazienza, compassione. Questi sono i tre tuoi più grandi tesori. Semplice nelle azioni e nei pensieri, tu ritorni alla fonte dell’essere. Paziente sia con gli amici sia con i nemici, tu ti concili con il senso delle cose. Compassionevole verso te stesso, riconcili tutti gli esseri del mondo”. (Lao Tzu)